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Santa Maria in Cellis
Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi  maggiori info autore

Il primo febbraio del 1000 il conte dei Marsi Rainaldo II, figlio di Berardo I, fondo il monastero di Sancte Marie in Cellis, territorio Carseolano e vi insediò come suo abate Dodone. Di nessuna consistenza sono le ipotesi che questa sia la chiesa che divenne, dal 1050 al 1056, cattedrale della nuova e breve Diocesi Carseolana del vescovo Attone, figlio del Conte dei Marsi Oderisio II: in realtà la sede episcopale va riconosciuta nella vicina Sancta Maria in Carseolo posta sulle rovine della vecchia città romana di Carseoli, come abbiamo gia detto per il capitolo dedicato alla città antica. Nel dicembre del 1060 il monastero passo definitivamente fra i possessi dei monaci di Montecassino e vi rimase fino agli inizi del XVII secolo. 
  
Alla fine del Quattrocento il priorato fu dato in commenda come beneficio semplice a preti secolari che pagavano una tassa a Montecassino di 12 ducati d'oro: l'ultimo priore di cui si conosce il nome fu don Annibale Caracciolo di Albe, nominato il 3 novembre del 1600. In età rinascimentale la chiesa fu ornata di un porticato sulla fronte, mentre intorno alla seconda meta del '600 la stessa, in fase di abbandono, subì un dissesto strutturale che porto all'annullamento dell'area presbiteriale e all'avanzamento dell'ingresso sul porticato con il tamponamento delle tre arcature su cui furono reimpostate due monofore ed il portale centrale: i due portali laterali furono, nel 1676, sistemati sulla facciata di Santa Maria della Vittoria di Carsoli.
  
Attualmente la chiesa, posizionata sul fianco destro del cimitero di Carsoli, si presenta nella sua risistemazione del '700, con la facciata orizzontale divisa da una cornice che separa la parte inferiore, decorata da portale e due monofore (con porticato cinquecentesco tamponato), e la parte superiore contrassegnata dalla murata finestra tardo-rinascimentale. Il portale, databile al XII secolo, presenta notevoli decorazioni vegetali e zoomorfe con architrave decorato da Agnus Dei centrale con i simboli dei quattro evangelisti sui lati. Sul lato sinistro s'innalza la maestosa torre campanaria, la meglio conservata della Marsica, con le sue aperture composte da monofore, bifore, trifore e la base costituita da grossi blocchi figurati provenienti da monumenti funerari romani posti, in origine, lungo il vicino percorso della Via Valeria.
  
L'interno presenta una navata unica divisa in due campate da un arco che si imposta su due pilastri parietali e ridotta sagrestia dietro l'altare. Sul retro, sul sito cimiteriale, si notano gli attacchi murari di un'altra campata terminante, probabilmente, con abside semicircolare. Di notevole interesse nell'interno e l'ambone poligonale del XII secolo, ornato da aquila evangelica e decorazioni a girali vegetali, arrivato a noi rimaneggiato: non sono originali le colonne e la scala di accesso; in origine era probabilmente pensile e posto in altra parte della chiesa. Dall'edificio cultuale provengono i battenti lignei datati 1132 (relativi a parti di due porte) e la scultura in legno policromo di Madonna con Bambino del XIII secolo ora al Museo di Arte sacra di Celano. 

Marsica, Guida storico archeologica

 

 
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