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Passeggiando in Terra degli Equi
Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre  maggiori info autore

Il nome attuale di Carsoli - ovviamente derivato dall'antica Carseoli - nasce molto tardi, forse non prima del secolo XVII, stando sia a quanto dicono gli storici locali, sia a quanto risulta da alcuni documenti d'archivio, nei quali - ancora verso la fine del XVI secolo - la dicitura abituale e quella di Celle (1). 
Quest'ultimo nome sta ad indicare abbastanza chiaramente quale fosse stata la genesi di Carsoli, nata come piccolo agglomerato di case attorno ad alcune " celle " di monaci e alla chiesa di S. Maria, detta appunto S. Maria in Cellis. Questa ampia chiesa - scriveva nel secolo scorso D. Antonio Zazza, parroco del luogo - era in origine dei Camaldolesi, i quali non solamente in Carsoli avevano S. Maria in Cellis, ma altri monasteri ancora, come l'atterrato monastero detto S. Orizio o S. Eutizio, sopra un monte tra Oricola e Bocca di Botte; un altro di S. Angelo tra il territorio di Petescia e Poggia Cinolfo, di cui se ne veggono tutt'ora i grandiosi ruderi; ed altri monasteri ancora (2). 
 
La tradizione accenna a due santi eremiti, che sarebbero venuti (verso la fine del secolo X) ad abitare in queste "celle", S. Romualdo e S. Basilio, i cui seguaci solo molto più tardi sarebbero stati sostituiti dai benedettini di Subiaco: La mentovata solitudine camaldolese - prosegue lo Zazza - abbandonata da' suoi religiosi nelle antiche celle, divenne poscia un monastero benedettino (3), al quale il conte dei Marsi Rinaldo avrebbe donato - secondo quanto scrivono il Febonio, l'Ughelli e il Corsignani (4) - non solo la vallata poi detta carseolana, ma anche la finitima valle di Nerfa. La chiesa, i! convento e il vicino castello di S. Angelo, distrutti più volte durante le invasioni ungare e saracene, erano stati fatti ricostruire per iniziativa dello stesso conte Rinaldo; e il documento che attesta tale riedificazione (del 996 secondo alcuni, del 1000 secondo altri) starebbe a rappresentare "la data della nascita ufficiale di Carsoli come città medioevale " (5). 
 
Il Corsignani, che fa evidente confusione cronologica tra questa ricostruzione e il successivo episodio dell'erezione di S. Maria in Cellis a sede di diocesi con il vescovo scismatico Attone, ci aiuta tuttavia a ricostruire un momento particolarmente delicato della storia ecclesiastica e civile della Narsica negli ultimi secoli del Medioevo. " Accadde tale erezione - scrive l'autore della Reggia Manicana - per potervi introdurre vescovo Attone, figlio de' menzionati conti Marsieani per essere in quel secolo X assai intorbidate l'ecclesiastiche cose da' principi secolari (...). Ma tal pregio di cattedralita duro sino al pontificato di Vittore II, quando congregatosi il Concilio Fiorentino, fu la medesima Chiesa soppressa, e restituita nello stato primiero la Marsicana; quindi, essendo morto Vittare, il papa Stefano IX confermo quanto dal suo antecessore e dal Concilio era stato deciso; anzi il Papa per sedare i tumulti degli accennati Conti, trasferi Atione suddetto alla Chiesa di Chieti, e riuni la diocesi de' Marsi come prima era stata, confermandovi Pandolfo suo Vescovo (...) " (6). 
 
La chiusura dello scisma (avvenuta nel 1057) determina l'inizio della decadenza di Celte. I successori di Berardo e Odorisio si spartiscono il territorio, abitando ano nel castello di Oricola, un altro a Colli di Montebove, il terzo nel castello di S. Angelo alle Celle (7). Pian piano molte terre vengono donate, dagli stessi conti, ai monasteri di Farfa e Montecassino, i quali si sostituiscono ai legittimi feudatari, almeno fino all'epoca sveva, allorquando - per decisione di Federico Barbarossa - Cristiano dei conti di Debuch, vescovo di Magonza e cancelliere dell'imperatore, viene con le sue truppe ad assediare Celle e ad occupare militarmente tutto il territorio circostante (8). Nei primi decenni del secolo successivo, Carsoli avrebbe ricevuto - secondo la tradizione locale - la visita di S. Francesco, al quale l'Università (ossia la popolazione) avrebbe donato una chiesa ed un convento. " Questo santo - scrive ancora lo Zazza - in gratitudine di tutto ciò si fermo per qualche tempo in detto locale, ed accorrendo i popoli, per non essere molestato fe' porre una graticcia di ferro da dove dava udienza ai devoti che a lui accorrevano, tutt'ora esistente in detta Chiesa " (9). 
  
La notizia della venuta di S. Francesco - che, d'altra parte, lo Zazza ricava dagli storici precedenti - pur essendo poco attendibile, sta tuttavia ad indicare quale importanza venisse attribuita a Carsoli (o, meglio, Celle) sia come centro religioso, sia come luogo di sosta e di transito per chiunque, dall'Umbria o dal Lazio, volesse penetrare in Abruzzo. Informazioni più credibili sono, invece, quelle riguardanti il passaggio, per Carsoli, di Corradino di Svevia prima della battaglia di Tagliacozzo, e la successiva permanenza in quel centro di Carlo I e di Carlo II d'Angiò. A quest'ultimo, anzi, viene attribuito il merito di aver fatto restaurare il castello, " affinchè le popolazioni di queste contrade potessero difendersi, per l'avvenire, da eventuali attacchi, e fece risistemare la via Valeria " (10). 
 
Anche la chiesa di S. Vittoria - ancor oggi chiesa parrocchiale di Carsoli - viene fatta risalire allo stesso re, il quale l'avrebbe fatta arricchire "colle spoglie di S. Maria così detta in Cellis" (11).  In quest'epoca Carsoli si trova sotto la contea di Albe: ha perso, quindi, la propria autonomia, pur avendo conservato la sede baronale (12). Nel 1279 appare signore di Carsoli un tal Berardo di Celle (13); nel 1282 essa k sede di dogana (14); nel 1331 vi risiede (sia pur provvisoriamente) il Giustiziere d'Abruzzo (15); nel 1372 (secondo la Eboli, nel 1381) appartiene alla contea di Tagliacozzo (16) e, più o meno nella stessa epoca, si assoggetta agli Orsini (17). "Il potente Orsini - cosi scrive il nostro informatore - ampliò il Borgo, restrinse il paese tutto di mura e di torri come si veggono tutt'ora ed alle porte e per tutto l'ambito del fabbricato di Carsoli sino sotto l'antico castello (...) " (18). 
  
E dalla medesima fonte sappiamo quale fosse l'originaria struttura urbanistica di Carsoli, con il primitivo castello, l'antichissima chiesa di S. Angelo e un largo piazzale posto proprio davanti all'ultima cinta del Castello; quindi una seeonda cinta che racchiudeva tutte le sue case, chiamate appunto Castello, e che si apriva nelle due porte di Sbarrino e de' Merli; infine una terza cinta, che racchiudeva l'intero paese e che era fornita di tre porte, una delle quali ancora intatta nella seconda meta del secolo XIX (19). E' tradizione che, più o meno in quell'epoca (secolo XV), " S. Bernardino da Siena qui predicasse e vi facesse imporre sopra le porte di Carsoli lo stemma del SS. Il Nome di Gesu ed il Comune si obbligava porlo sopra di esse con pietre di bello scalpello (...). E' da credere - e ancora lo Zazza che parla - che S. Bernardino passasse per Carsoli e si portasse in Aquila per la parte del Cicolano, camminando sempre a piedi, e presso Leofreni vi e un locale detto Tufi di S. Beraardino e dicono che, vedendosi alcune orme, fossero impressioni delle ginocchia di detto Santo (...) " (20). 
 
I secoli XV e XVI sono caratterizzati dalle continue lotte tra i signorotti locali, che si inseriscono nei più vasti conflitti per il predominio sull'Italia e per la conquista della penisola da parte dei francesi e degli spagnoli. Il lungo periodo di caos, nel quale soggiace soprattutto il meridione, determina anche improvvisi mutamenti dell'assetto feudale del territorio marsicano (21). Nel I424 Carsoli risulta appartenente alla contea di Celano (22); nel 1457 Alfonso d'Aragona, re di Napoli, reintegra Carsoli alla Regia Camera, restituendole il privilegio di " piazza franca " e donandole il mulino, la valchiera, le montagne e i prati circostanti, con il diritto di pascolo per tutti i cittiadini (23); nel 1469 il castello di Luppa viene subinfeudato alla famiglia de Leoni e, qualche anno più tardi, avviene lo stesso per la Val di Varri (24); infine, in Carsoli entrano i Colonna, poi tornano per poco tempo gli Orsini, e finalmente nel 1497 i Colonna prendono definitivamente possesso di tutto il Ducato di Tagliacozzo e Baronia di Carsoli, rimanendo i veri e incontrastati padroni del territorio fino al 1806 (25). 
  
A loro l'Università di Carsoli cede ogni diritto (su mulino, valchiera, manti e praterie), c coll'obbligo di mantenere i tre ponti al nastro fiume Turano, alias Telone; infatti (questi tre ponti) portavano la scritta col millesimo, uno detto di S. Bartolomeo, di Ascanio Colonna; gli altri due, ciò e quello del Carmine e quello di Piedi la Porta, di Filippo Colonna, col millesimo, ora (anno 1873) tutte e tre scomparse " (26). Il Cinquecento, il secolo cioè del consolidamento del potere dei Colonna, e anche quello che vede accentuarsi le vertenze tra Carsoli e le " Università " vicine (soprattutto Poggio Cinolfo) per la delimitazione dei confini ed il possesso delle montagne circostanti. Ad ogni modo, la lite più originale non riguarda interessi materiali o questioni giurisdizionali, ma semplicemente la contestata presenza dei francescani conventuali nell'uno o nell'altro territorio. 
  
Gli storici locali ricordano come " i Carsolani, o sia quelli delle Celle, cacciarono i Conventuali da S. Francesco e loro assegnarono la Chiesa di S. Nicola presso le Celle (...), quindi quelli di Poggio Cinolfo ricacciarono i Mendicanti posti dai Carsolani in detto Convento, restituendolo ai Conventuali; e da questo effetto il Generale dei Conventuali pose termine a tali tumulti con assegnare i terreni ed i beni gia esistenti e fissare i termini tra il tenimento de' due Comuni cioe delle Celle (...) e Poggio Cinolfo, e un termine pose alla parte di Levante ed uno a quella di Ponente tutt'ora esistenti" (P,73. La decisione del Generale dei Conventuali e confermata da una pergamena, ancora esistente nel secolo scorso (secondo la testimonianza dello Zazza) nell'archivio parrocchiale di Poggio Cinolfo, nella quale si leggeva che c li frati che si trovano oggi nella Chiesa di S. Nicola delle Celle tornino al Convento vecchio di S. Francesco con tutte le sue robbe e suppellettili e siano obbligate le due comunità tanto quella di Poggio Cinolfo quanto quella delle Celle, o altre persone delle dette comunità di consignare effettualmente e realmente a detto convento di S. Francesco e frati tutte le robbe e beni mobili e stabili che esse comunità, o persone particolari havessero o in custodia o in deposito o in administrazione o in qualsivoglia altra maniera spettanti, e pertinenti a detto Convento e frati, o prima, o dopo la traslazione fatta del detto Convento di S. Francesco alla Chiesa di S. Nicola " (28). 
  
Il convento di S. Francesco, inoltre, era gia stato al centro di vicende ben più drammatiche, se prima del 1587 i suoi monaci avevano dovuto temporaneamente abbandonarlo, per essere diventato rifugio e luogo di sosta dei banditi che scendevano dal Cicolano e " per essersi più volte in esso ricoverato il Curtietti Capo di detti Banniti (29). Documenti interessanti, questi, non solo per la ricostruzione storica delle vicende ecclesiastiche nella contrada carseolana, ma anche e soprattutto quali testimonianze degli stretti legami esistenti fra le strutture religiose e la comunità civile in una località come Carsoli, nata come aggregazione di case attorno ad un convento e rimasta essenzialmente una comunità ecclesiale, almeno sul piano economico e sociale, nonostante le polemiche, gli antagonismi, la dipendenza feudale dagli Orsini o dai Colonna. Z ugualmente significativi, a tal riguardo, sono due altri episodi, che vengono a confermare ulteriormente quanto siamo andati dicendo. 
 
Il primo, del 1561, non e altro che il risveglio delle secolari pretese del monastero di Montecassino, di riprendere cioé la sua antica giurisdizione sul territorio delle Celle, cosi come su quelli di S. Maria di Luco e di S. Cosma di Tagliacozzo (30). Il secondo, del 1580, e l'erezione a collegiata della chiesa di S. Vittoria, che ingloba nelle sue strutture e nelle sue rendite la più antica parrocchiale di S. Angelo. E' proprio in quest'ultima circostanza che appare la centralità della chiesa nella vita civile e sociale di Carsoli, in quanto l'erezione della Collegiata non solo e resa possibile, ma e sollecitata e concretamente voluta sia dagli amministratori pubblici di Carsoli, sia dal Contestabile Marc'Antonio Colonna, con atto " sottoscritto in Palermo li 19 Giugno 1580 " (31). 
 
La peste del 1656 fa grandi stragi in Carsoli, tanto che la sua popolazione, di oltre 1600 abitanti l'anno precedente, e ridotta a sole 300 anime subito dopo il flagello, " come dalla domanda dell'Università fatta all'eccellentissimo principe" Colonna; e ancora agli inizi del XVIII secolo la città non si i risollevata dalla crisi, se i suoi abitanti non superano il numero di 500 (32). E' cosi grave la situazione post-epidemica in Carsoli (dove " s'intende - come e scritto in un documento dell'epoca - la peste habbia fatta si grande strage"), che persino per rogare gli atti ufficiali essenziali per la vita della comunità si deve ricorrere al parroco D. Fabio Rafaele, essendo morti tutti i " publici notari " operanti nella zona (33). 
 
La seconda meta del Seicento e caratterizzata dal dispotismo di un signorotto locale, Giovan Festa, figlio di una de Leoni, contro il quale nel 1686 scoppia una violenta sollevazione popolare, guidata da un discendente della famiglia Malatesta di Rimini. Domata la rivolta, Giovan Festa rafforza sempre più il proprio potere, fino a quando - disperse le sue truppe mercenarie di quelle dei Colonna - il tiranno viene decapitato " sotto Varco detto di Sbarrino dal conte Giovan Gregorio de Leoni (34). Frattanto, proseguono le liti tra Carsoli e i paesi vicini. Nel 1693 il procuratore della Cappella di S. Sebastiano, il signor Carlo Ferrari, invia al contestabile Colonna una vibrante protesta contro :, I'impertinenza de' Cammeratani ", i quali "sono tornati altra volta a pascere con migliaia di pecore al Colleguardia " (35). E continuano le razzie dei banditi nelle vicinanze, tanto che gli amministratori di Carsoli sono costretti a rivolgere una supplica alle competenti autorita, affinché venga autorizzato il trasporto delle campane della chiesetta di S. Vincenzo nella parrocchiale di Montesabinese, e per obviare al pericolo che fussero rubbate " (36). 
 
Nonostante la drammaticità dei tempi (resa ancor più grave, nel Seicento e nel Settecento, dalla dominazione spagnola e dalle guerre di successione europee), " parlando sul piano politico - scrive il nostro cronista - i nostri popoli sono al sommo attaccati alle dinastie regnanti, e a quelle specialmente che procurano il bene comune. Prove ne sono le armi che presero contro gli Austriaci in epoca più remota, di quelle della guerra di Velletri fatta dai Spagnoli aiutati dai Napoletani (...). Domandavano a Filippo II d'Austria (sec. XVII) il privileggio di riavere il nome dell'antica lora patria Carseoli, e ciò per gli aiuti spontanei, e senza alcun sovvenimenta dati ad un certo re che non saprei qual fosse. Altri privileggi (...) concedea Alfonso d'Aragona, e ciò per l'attaccamento a fedeltà usata. Dicono che Ferdinando II non volle acconsentite al cambio di Benevento e suoi d'intorni e Pontecorvo, per la fedeltà degli abitanti delle nostre contrade, e che riteneva come primo nerbo del suo esercito (...) ". (37). 
 
Anche nei confronti dei principi Colonna le testimonianze lasciateci dagli storici locali risultano quasi sempre benevole, pur essendo il potere dei Colonna grettamente feudale, tanto da punire con il carcere persino chi, come l'arciprete D. Michelangelo de Vecchis di Oricola (anno 1730), osasse andare a macinare il proprio grano non alle mole di Carsoli (di proprieta dei Colonna), ma a quelle del Fuicino Stato Ecclesiastico (38). Con l'invasione francese della fine del secolo XVIII la realtà cambia completamente, e non soltanto per le vicende militari o per le nuove strutture politiche. L'occupazione straniera determina " un germe mal costumato, ladro, bestemmiatore, vizioso in tutto " (39). 
 
Lotte " micidiali " - come ricorda il Laurenti - si scatenano anche all'interno dell'abitato per tutto il secolo XIX, sia in coincidenza con gli eventi risorgimentali, sia in altre occasioni di varia natura (40). Il brigantaggio post-unitario e la reazione borbonica - essendo la zona vicina al confine pontificio ed esposta agli improvvisi assalti provenienti dal Cicolano - proprio in Carsoli si sviluppano con notevole virulenza. I libri parrocchiali della chiesa di S. Vittoria testimoniano drammaticamente il ripetersi di sommosse popolavi, come quella dell'8 ottobre 1860, che vede morire, colpiti da soldati c garibaldensi ", Bernardino Angelini, Francesco Barnabeo e Giovanna Sciarpella; e l'altra del 7 febraio 1861, cbe si conclude con la morte di altri quattro cittadini e del tenente Giuseppe Cricca, colpita c in loco ubi dicitur Vallemura ", all'altezza dell'attuale ponte di Santarosa presso l'autostrada (41). 
 
Contemporaneamente, il prosciugamento del Fucino contribuisce a modificare i rapporti tra la Marsica vera e propria ed il Carseolano. Si decide finalmente di aprire la famosa strada earseolanoalbense che, progettata più volte nel passato, era stata sempre boicottata dalle autorità borboniche per ragioni di prudenza militare (42). Difficoltà, tuttavia, insorgono ancora adesso: liti con Oricola (" per gelosia di territorio ") (43), intrighi dei Tagliacozzani (soprattutto delle famiglie Coletti e Mastroddi, che vogliono che la strada passi per la Valle di Luppa) (44), ostilità dell'Aquila, " la nostra dura matrigna " (come la definisce lo Zazza), la quale tenta di ostacolare sia il completamento della strada provinciale, sia la realizzazione della ferrovia Roma-Sulmona (45). 
 
Ma, finalmente, la situazione si sblocca. Il secolo XX - pur caratterizzato da un forte flusso migratorio - assiste ad un discreto sviluppo commerciale ed industriale dell'intera vallata e, ultimamente, anche a quello turistico. L'apertura dell'autostrada, rendendo più facili le comunicazioni con Roma e con l'Aquila, ha rallentato i legami tra Carsoli e la Marsica, ma non ha potuto cancellare secoli di storia comune, di identità di interessi e di tradizioni culturali. 

 
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